PROGRAMMA IL FUTURO avvio al pensiero computazionale CODING IN MY CLASSROOM NOW Francesca Amurri

Il MIUR, in collaborazione con il CINI – Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica, ha avviato questa iniziativa (che fa parte del programma #labuonascuola) con l’obiettivo di fornire alle scuole una serie di strumenti semplici, divertenti e facilmente accessibili per formare gli studenti ai concetti di base dell’informatica.( circolare MIUR del 2015  ).

Perché sperimentare il coding nelle scuole italiane

Nel mondo odierno i computer sono dovunque e costituiscono un potente strumento di aiuto per le persone. Per essere culturalmente preparato a qualunque lavoro uno studente di adesso vorrà fare da grande è indispensabile quindi una comprensione dei concetti di base dell’informatica. Esattamente com’è accaduto in passato per la matematica, la fisica, la biologia e la chimica.

Il lato scientifico-culturale dell’informatica, definito anche pensiero computazionale, aiuta a sviluppare competenze logiche e capacità di risolvere problemi in modo creativo ed efficiente, qualità che sono importanti per tutti i futuri cittadini. Il modo più semplice e divertente di sviluppare il pensiero computazionale è attraverso la programmazione (coding ) in un contesto di gioco.

NEL NOSTRO PTOF ABBIAMO INSERITO LA PARTECIPAZIONE A QUESTO PROGETTO DEL MIUR in adeguamento al PNSD  (la buona scuola)

LE CLASSI  IA e IB stanno sperimentando questo avvio al pensiero computazionale , abbiamo svolto una serie di attività che documento con una presentazione in Padlet

basta un clik qui :  http://padlet.com/archifra62/i13szk320cyz

Buona visione – Francesca Amurri

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Dalla montagna con furore…

Sono rientrati i ragazzi che, durante la Settimana Integrativa, hanno seguito il laboratorio esterno di sci a Falcade, organizzato dall’energica e volitiva prof.ssa Raffaela Basili. Una settimana di sci ed educazione ambientale ad alta quota difficile da dimenticare…

Una carrellata di immagini:

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A scuola di bocce!

“Bloggando”, “Mattonellando”, “Schitarrando”…il gerundio l’ha fatta da padrone nei laboratori della Settimana Integrativa di quest’anno; la tentazione di usarlo una volta in più era forte, ma “Bocciando” suonava proprio sinistro e inquietante. In fondo, sono stati  i ragazzi a “bocciare”…Per una settimana,  infatti, a scuola di bocce alla scoperta di uno sport tanto antico quanto attuale, senza tempo. Un gioco moderno dal cuore antico. E’ questo il titolo di una piccola ricerca che i redattori di “Bloggando” hanno svolto…e che qui vi presentiamo.

Le prime tracce del gioco delle bocce? Risalgono addirittura al 9000 a.C., in Turchia. Incredibile. Anche gli Egiziani lo conoscevano, come testimoniano alcune rappresentazioni grafiche del 5200 a.C. In Grecia era consigliatissimo per mantenersi in perfetta salute. Erano entusiasti di questo sport anche gli antichi Romani, che lo appresero dai Greci e lo diffusero in tutto l’impero.

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Ai Romani deve tanto il gioco delle bocce, a partire dal nome che deriva dal latino volgare “bottia”, cioè “palla”! E sono i Romani ad aver praticato per la prima volta questo gioco in modo abbastanza simile a quello odierno. Piccola differenza: all’inizio usavano le noci di cocco africane!!! Poi le hanno costruite con legno di ulivo. Augusto ha nobilitato lo sport delle bocce a tal punto che farne lo sport degli uomini di stato e dei sovrani, addirittura.

Nel Medioevo è arrivato il grande boom che ha diffuso rapidamente in Europa il gioco delle bocce, affascinando tutti, dai nobili ai diseredati. Era così popolare che rischiava di distogliere anche dal tiro con l’arco o da altri esercizi militari, tanto che qualche re arrivò a proibirlo per non mettere a rischio i propri regni!!! Si pagavano multe salate e si poteva pure finire arrestati, come ad esempio nella Venezia del XVI secolo. Anche la Chiesa cattolica, negli anni della Controriforma, condannava duramente le bocce come un gioco d’azzardo peccaminoso. Intanto, però, spopolava nei paesi protestanti, come l’Inghilterra. Elisabetta I e Francis Drake ne erano grandi appassionati.

Che dire: proprio un gioco regale…che regala emozioni e coinvolge tutt’oggi. Ecco i nostri atleti in azione. O meglio, prima si ascolta, si osserva…

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poi si tenta…

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 e si ritenta…

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Grazie quindi alla Bocciofila di Petritoli per aver rinnovato la collaborazione con la scuola.

Fedeli emozioni!

Be’, che dire: quando le parole escono da sole, sollecitate appena dalla domanda “Cosa vi è rimasto più impresso del laboratorio Ottica ed emozioni, tenuto dal prof. Ettore Fedeli”?, allora vale la pena fermarsi un attimo, mettersi attorno a un tavolo e lavorare di penna..ops di tastiera per aiutare i ragazzi a dare forma ed espressione ai loro ringraziamenti. Chi sono? Due tra i piccoli “scienziati” delle classi prime, con i quali ha lavorato “Ettore”  durante la Settimana Integrativa. Un gradito ritorno nella nostra scuola il suo,  dopo un paio di anni, quando portò in teatro a Petritoli una lezione-spettacolo sull’ottica, tenuta dagli alunni stessi. Oggi preferiamo lasciare ad altri ragazzi il piacere di presentarvelo, non per il suo curriculum straordinario, ma per quanto ha saputo lasciare addosso agli alunni del suo laboratorio. Ecco il grazie di Rigels e Alessio, a nome di tutti: neanche 24 anni in due. Conosciamo abbastanza Ettore, la passione che lo anima e il suo straordinario progetto didattico su scienza ed emozioni per dire che i due “ragazzuoli” hanno davvero colto nel segno, fin dal titolo…

Fedeli emozioni…

Grazie prof Fedeli di averci arricchito di insegnamenti non facili all’apparenza, ma tu ce li hai resi accessibili. Siamo stati i piccoli “ladruncoli” e tu il “ derubato”: ovviamente stiamo scherzando, ma da te abbiamo appreso che la fisica non è cosi “orribile” come si pensa: tutto dipende da come la si insegna e tu lo hai fatto in un modo stupendo, coinvolgendoci, facendoci anche ridere ma, soprattutto, sorprendendoci con i tuoi esperimenti. Abbiamo capito che tutto ciò che “percepiamo” e ci circonda ha un significato e che a volte questo può sfuggirci. Quindi grazie. A casa ci portiamo, infine, il più importante degli insegnamenti: non si smette mai di imparare perché ogni giorno è una nuova esperienza.

Grazie prof.

12 marzo 2016

I ragazzi dell’IC Petritoli

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Emozioni in gioco…la settima integrativa delle classi terze

La Settimana Integrativa si è conclusa con soddisfazione di tutti, alunni in primis, docenti ed esperti esterni e tutti quelli che, a vario titolo, hanno contribuito a renderla possibile. La redazione di “Bloggando” resta aperta e pubblicherà i ringraziamenti di rito, ma vogliamo prima proporvi il resoconto che è stato letto dai ragazzi di terza lo scorso sabato 12 marzo, ultimo giorno della Settimana Integrativa, sul particolare percorso seguito e incentrato sulle emozioni. Ringraziamo la prof.ssa Elisa Grilli per avercelo fornito. 
[la Redazione di Bloggando]

 

Nora: Le emozioni sono “ciò che si muove dentro”, ma anche “ciò che ci muove a…”, ciò che ci dà la motivazione per agire, incontrare e sperimentare, per apprendere ed… essere. È proprio in relazione a questa consapevolezza che nasce la necessità di una educazione emotiva.

Andy: Conoscere e sapere gestire le emozioni non significa imparare, per esempio, a non arrabbiarsi. Significa permettere alla nostra emozione di liberarsi senza che ne siamo sopraffatti. Significa riconoscere e chiamare per nome le emozioni.

Loredana: Vuol dire comprendere il nostro spazio interiore e quello degli altri per valorizzare al meglio il vissuto nostro e di chi ci sta accanto, ci ricorda che esprimersi liberamente e comunicare emozioni sono forme di condivisione autentica, nel rispetto di sé e dell’altro.

Elvis: L’emozione è alla base della relazione; la relazione è alla base della vita stessa. Lo sperimentiamo tutti i giorni e, in questa settimana, abbiamo avuto l’occasione di farlo più intensamente.

Aurora: Nel percorso di teatro abbiamo giocato col corpo, la voce e la mente; abbiamo esplorato l’importanza dell’ascolto, la fiducia, la concentrazione, mettendole in pratica nei giochi di squadra, nell’improvvisazione teatrale.

Nora: Studiare e plasmare un volto, che è la sede principale di un’emozione espressa, ci ha coinvolti nel percorso di arte, mentre in quello di “Ottica e emozioni” abbiamo sperimentato come mente ed emozioni siano strettamente in connessione, così come lo sono la scienza e l’arte. C’è stata poi occasione per riflettere sul concetto di immagine, su come la mente la elabora e sulla relazione che c’è tra quel che vediamo e ciò che sentiamo, tra ciò che percepiamo e quel che riteniamo reale.

Andy: “Quel fantastico peggior anno della mia vita”, il film visto nel percorso di cineforum, ci ha fatto commuovere, sì, ma ci ha anche mostrato l’importanza di non aver paura di vivere le emozioni, belle o brutte che siano.

Loredana: Nel percorso di educazione all’affettività abbiamo condiviso il rispetto delle differenze di genere e della diversità, puntando l’attenzione sull’importanza del proprio corpo favorendo maggiore consapevolezza sullo sviluppo sessuale ed affettivo che caratterizzano la nostra fase adolescenziale.

Elvis: Il percorso dello yoga della risata ci ha permesso, attraverso esercizi di respirazione profonda, rilassante, e naturalmente tante risate a crepapelle…, di sentirci liberi dalle nostre consuete inibizioni di adolescenti, spesso troppo attenti o condizionati dal giudizio altrui. E’ stato bello scaricarsi e rigenerarsi, per accrescere l’autostima e il pensiero positivo, senza avere “vergogna” di noi stessi o di come possiamo apparire agli altri per quel siamo.  

Aurora: Questa settimana ci ha insegnato a gestire le nostre emozioni, ad aprirci con gli altri, a vedere la vita da un altro punto di vista, ci ha insegnato a metterci in gioco. La settimana per noi è stata innovativa, grazie ai nuovi laboratori che ci hanno offerto nuove esperienze.